Il documento approvato a maggioranza al comitato politico di rifondazione

La sconfitta elettorale che abbiamo subito nelle elezioni
del 13 e 14 aprile ha dimensioni storiche. Per la prima
volta nell’Italia repubblicana la sinistra non è
rappresentata in Parlamento. Tutto questo mentre la destra
populista di Berlusconi vince con grande consenso popolare e
al suo interno una forza xenofoba come la Lega raddoppia i
suoi consensi cambiando ulteriormente il panorama politico
del nord Italia.
Le cause della nostra sconfitta vanno indagate a fondo
perché riguardano l’essenziale, cioè il nostro
rapporto con la società, con i mutamenti sociali di fondo.
Non si esce dalla situazione in cui siamo senza un
approfondito lavoro di inchiesta, di lettura partecipata
delle dinamiche sociali. Questo lavoro dovrà
caratterizzare il nostro impegno politico nella prossima
fase. Riteniamo infatti che il punto centrale che ha pesato
sul negativo risultato elettorale è il fatto che nel
concreto contesto politico, istituzionale e sociale, non è
stata riconosciuto l’utilità sociale della sinistra.
E’ quindi sulla nostra utilità sociale, sul ruolo che la
sinistra ha nella società che occorre riflettere e
proporre per rientrare in gioco.

Nell’immediato non si può non vedere come abbia pesato
negativamente la nostra incapacità di utilizzare la
presenza in maggioranza e la partecipazione al governo per
dare una risposta ai principali problemi sociali del paese.
La risicata vittoria del 2006 non chiedeva solo, per avere
un senso, la sconfitta di Berlusconi, ma anche la sconfitta
delle politiche berlusconiane. Il governo e la maggioranza
nel loro operare concreto non hanno risposto a questa
esigenza e si sono al contrario piegati alle esigenze dei
poteri forti su tutte le principali questioni sociali:
redistribuzione del reddito, lotta alla precarietà,
tassazione delle rendite, laicità dello stato per non fare
che alcuni esempi. La nostra azione politica si è mostrata
inefficace e in questo contesto è maturata la non
percezione dell’utilità sociale della sinistra. Si è
così consumata una crisi, la cui profondità non abbiamo
saputo vedere, del nostro rapporto con il paese reale e in
particolare con i movimenti e con le lotte. L’utilità
dell’esperienza di governo come possibilità per
invertire le politiche degli ultimi quindici anni si è
rivelata, alla luce dei fatti, impossibile da realizzare e
la nostra permanenza nel governo si è trasformata in un
problema sia per noi che per i movimenti.
A questo si è sommato il sistema elettorale bipolare e la
campagna mediatica sul voto utile portata avanti non solo
dai PD e PdL ma dal complesso dei mezzi di comunicazione di
massa. Le elezioni sono state cioè un punto di passaggio
per la costruzione di quel bipolarismo tra simili che è
l’obiettivo delle classi dominanti di questo paese da
almeno un quindicennio. Rendere le istituzioni impermeabili
al conflitto sociale e rendere la politica uno strumento
inservibile per l’emancipazione degli strati subalterni
è l’obiettivo di questo bipolarismo che ha agito
pesantemente nella campagna elettorale.
E’ evidente inoltre che il modo in cui ci siamo presentati
alle elezioni non ha funzionato. Di questo mancato
funzionamento si danno letture tra di loro diverse e persino
diametralmente opposte, ma il punto politico fondamentale
è che comunque l’operazione è fallita, e che agli
occhi di tutti è risultata una operazione politicista che
non ha intercettato la crisi sociale.
Il complesso di questi elementi, l’incapacità a
trasmettere l’utilità sociale di una nostra
affermazione, ha fatto si che noi abbiamo perso voti in
tutte le direzioni: verso il non voto da parte di chi pensa
che “siete tutti uguali”.
Verso il PD da parte di chi, pur condividendo i nostri
contenuti, ha ritenuto quello un voto più utile per
battere Berlusconi.
Addirittura verso la Lega da parte di ceti proletari che
sentendosi non difesi dalla sinistra hanno pensato che visto
che non si riescono a cambiare con un’azione generale le
cose più importanti, almeno si migliorano le cose “a
casa propria”.

Ripartire dal sociale
Questa sconfitta storica non è avvenuta in una fase di
stabilizzazione economica e sociale. Noi non siamo dentro un
ciclo di crescita economica che riduce le contraddizioni
sociali. Al contrario siamo in una fase di crisi, con una
insicurezza sociale e personale che sfiora l’angoscia. In
quel sentirsi soli di fronte al pericolo è stato sconfitto
il nostro progetto e la destra ha vinto le elezioni.
Il punto è però che queste contraddizioni nella prossima
fase sono destinate ad aumentare. Problemi di salario,
precarietà, casa, ristrutturazione mercantile del welfare,
aggressione del territorio e sua militarizzazione, sono
destinati ad aumentare. Il nodo è se di fronte a questo
inasprirsi della crisi sociale sarà la destra populista a
farla da padrona con la proposta della guerra tra i poveri e
la costruzione di capri espiatori, oppure se saremo in grado
di ricostruire forme di solidarietà, di conflitto, di
movimento, capaci di ricostruire una identità e una
utilità sociale della sinistra.
A partire da questo punto di fondo occorre definire
attraverso quali strumenti si riorganizza il campo politico
della sinistra. E’ infatti evidente che il rischio che
stiamo correndo è che, dopo la sconfitta nella società,
ci sia la disgregazione del tessuto militante e l’
evaporazione della sinistra politica in una babele di
linguaggi e di proposte.
Il punto non è quindi l’accelerazione non si sa bene
vero che cosa, ma la definizione di percorsi concreti, che
ridiano un senso di appartenenza ad una comunità e che
siano efficaci socialmente.
1 - In primo luogo occorre rilanciare il PRC come corpo
collettivo. Il tema della rifondazione comunista non sta
dietro di noi ma dinnanzi a noi nella sua dimensione di
progetto politico, culturale, sociale e nella sua dimensione
comunitaria. Riattivare il Partito della Rifondazione
Comunista come progetto politico necessario alla sinistra in
Italia per l’oggi e per il domani è un punto decisivo da
cui non si può prescindere, in tutti i suoi aspetti, dal
tesseramento all’iniziativa sociale, politica e culturale.
Riattivare il Partito della Rifondazione Comunista dando
certezze alle donne e agli uomini che hanno scelto di
appartenere a questa comunità e dunque sgombrando il campo
dalle ipotesi di dissolvenza e superamento, che hanno
connotato la fase che abbiamo alle spalle, si sono
esplicitate durante la campagna elettorale, contribuendo al
disorientamento e alla demotivazione.
Riattivare Rifondazione Comunista, riaffermando un’etica
della politica, nella coerenza tra ciò che si enuncia e
ciò che si pratica come nel quotidiano esercizio e
rafforzamento della democrazia interna, rilanciando il
percorso di Carrara. Riattivare il conflitto di genere
dentro il partito, perché diventi realmente un soggetto
sessuato in cui le donne non siano né fiori
all’occhiello, né quote. Un partito che assuma il
femminismo come punto di vista da cui rileggere il mondo e
si faccia attraversare quotidianamente dalla critica delle
donne alla politica. Occorre sapere con precisione che il
PRC è strumento indispensabile ma non sufficiente per la
ricostruzione di una ampia sinistra anticapitalista in
questo paese. Indispensabile e non sufficiente: i due
termini non delineano uno spazio geometrico ma una cultura
politica da cui siano banditi tanto il settarismo quanto il
liquidazionismo.
2 - Contemporaneamente occorre porsi il compito di
riaggregare il campo della sinistra. La domanda di unità
che è emersa nel corso della campagna elettorale e che
emerge oggi va raccolta perché è una grande risorsa per
uscire dalla sconfitta. Il PRC è indispensabile ma non
sufficiente, sia perché la sinistra politica è più
ampia dei soli comunisti, sia perché le forme concrete di
impegno a sinistra vanno ben oltre quelle codificate
dall’appartenenza ad un partito. Movimenti, comitati,
collettivi, associazioni, militanza sindacale, vertenze
territoriali ed ambientali: mille sono i modi in cui si fa
politica oggi a sinistra. Pensiamo solo a cos’è il No
Dal Molin a Vicenza o il No TAV in Val di Susa.
Aggregare quindi il campo della sinistra a partire dalla
valorizzazione di ciò che, a tutti i livelli, esiste e
delle esperienze innovative che in questi anni ci sono
state: basti pensare alla Sinistra Europea che proprio su
questa idea è nata e ha fatto i suoi primi passi in questi
anni.
Ripartire dalla costruzione di spazi comuni della sinistra,
di forme concrete di lavoro di inchiesta, di lavoro politico
sociale e culturale sul territorio per costruire un
percorso, non fagocitato da scadenze elettorali, che punti
alla costruzione. dell’unità possibile di tutte le forze
disponibili sulla base di contenuti, obiettivi, pratiche
realmente condivisi. Un percorso unitario rivolto a tutti
coloro che hanno sostenuto la Sinistra Arcobaleno e non
solo. Un processo di aggregazione unitario che eviti la
spaccatura tra chi propone la costituente della sinistra e
chi propone la costituente comunista. Sono due proposte che
frammenterebbero ulteriormente la sinistra, avrebbero
effetti disgregatori nello stesso corpo di Rifondazione, il
cui progetto politico è per noi prioritario rilanciare,
dividerebbero la nostra gente sulla base di riferimenti
ideologici privi di una consistente base politica. Due
proposte che non affrontano il nodo principale: come
ricostruire l’utilità sociale della sinistra.
Occorre partire subito con un percorso di riaggregazione, le
cui forme e modalità saranno riconsegnate alla libera
discussione di tutte e di tutti nel percorso congressuale,
che non commetta gli errori di politicismo e di verticismo
che abbiamo avuto nella fase precedente. La sinistra può
nascere solo come strumento di partecipazione, solo se le
sue organizzazioni sono guidate dai principi democratici e
dalla trasparenza, senza il predominio degli apparati, con
le loro logiche di cooptazione. Per questo indichiamo la
costruzione di una discussione, sia interna al partito che
coinvolgente tutta l’area della sinistra arcobaleno, come
priorità politica delle prossime settimane. Occorre
riprendere la discussione.
Indichiamo parimenti la partecipazione a tutte le
manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio presenti sul
territorio con u messaggio chiaro:
La destra populista cresce sui bassi salari, sulla
precarietà, sulla mancanza di case e di servizi.
Costruiamo l’opposizione sociale al governo Berlusconi.

Sul congresso

Leggo che si andrà ad un congresso straordinario convocato per luglio, in cui spero riusciremo a ridurre la discussione a due soli documenti, uno in cui il gruppo dirigente di Giordano riproporrà la linea di un partito unico della sinistra (senza PdCI e probabilmente senza Verdi) in pratica proponendo di regalare alla dirigenza di SD la nostra base, e uno in cui si riaffermerà la necessità del rafforzamento e della sopravvivenza di rifondazione.

Sicuramente sarebbe questo secondo progetto ad avere il mio interesse, soprattutto se si riuscisse a scrivere un documento che rafforzi rifondazione e che abbia già in se la volontà di farla diventare la casa unica dei comunisti, che abbia quindi la prospettiva di riunire in futuro sotto un unico simbolo tutti i compagni che ora sono altrove.

Questo a mio parere non vuol dire che non deve più esserci un rapporto con le altre forze della sinistra italiana, ma il rapporto dobbiamo averlo da comunisti e come comunisti rapportarci agli altri.

Compagni da quando sono iscritto al prc non ho mai scritto tanto come in questi giorni :-) ma spero che come me tanti di quelli che si erano un po’ seduti si rendano conto dell’urgenza di riprendere in mano il lavoro e la voglia di dare una mano in questa emergenza.

Ai compagni

Ciao A tutti compagni e amici

Faccio un po’ fatica a riprendere in mano le fila della giornata dopo la batosta di ieri, ma  mi piace l’idea di poter condividere con voi qualche ragionamento su quello che è successo ieri e vorrei farlo partendo da quello che Sansonetti scrive su Liberazione.

Nel suo articolo d’apertura il compagno Sansonetti stila una lunga lista di possibili cause della sconfitta subita ieri nelle elezioni, una sconfitta di portata storica non per la scomparsa di una vaga sinistra italiana quanto per la scomparsa dal parlamento delle ideologie che hanno fondato la nostra repubblica. Eccezione fatta per quella di radice cristiana cattolica che sopravvive nell’udc e in buona parte dei due grandi partiti che non hanno lesinato nel richiamarsi ad essa durante la campagna elettorale.

Quindi ci troveremo con un parlamento in cui saranno ben rappresentati tutti i poteri forti italiani dalla confindustria alla chiesa appunto da cui però sparirà una qualsivoglia rappresentanza del lavoro e dei diritti delle classi socialmente ed economicamente più deboli.

Sansonetti parla a questo proposito della necessità dell’autocritica e su questo concordo ma che sia un’autocritica seria, che si non ci porti a rinchiuderci in un iper identitarismo ma tanto meno non ci permetta di riconoscere le cause e i fautori di questo risultato.

Il percorso avviato da questo gruppo dirigente, segretario ed ex segretario in testa, si è rivelato sbagliato e dannosissimo non solo per rifondazione ma per tutto il paese che si ritrova con un parlamento monco della rappresentanza di un’ampia fetta d’Italia e di Italiani.

Il ragionamento allora deve ripartire in principal modo da noi, dagli errori commessi dalle accelerazioni compiute e dai danni che queste hanno causato.

Ora le domande a cui rispondere sono principalmente due cosa fare? e come farlo?

Cosa fare per ridare voce a quella classe e a quel mondo che DEVE tornare ad essere il nostro punto di riferimento e il nostro principale interlocutore uscendo dal politicismo in cui ci siamo rinchiusi rincorrendo sigle inesistenti e andando alla corte di re senza regno ne corona.

Come farlo? Bisogna riprendere a lavorare veramente tra la gente dimostrando che si è cosa diversa da chi ci ha portato fin qui, chiarendo che quello di ieri è stato un messaggio recepito, ci è stato urlato in faccia che non siamo più credibili e quella credibilità noi dobbiamo recuperarla imparando anche a chiamare le cose con i loro nome e a riconoscere gli errori correggendoli e non perpetrandoli all’infinito

Ripartiamo da noi allora, ridiamo voce all’ipotesi di un partito comunista che si sappia rapportare con la gente e che sappia essere moderno e reale, che non si rinchiuda su se stesso richiamandosi ad un dibattito solo interno.

Quindi tornando a Sansonetti diciamo che se si vuole fare autocritica la si deve fare a tutto tondo riconoscendo anche gli errori macroscopici di questo percorso che ci è stato imposto e a cui la gente non ha voluto aderire, non perchè non ci ha capiti ma perchè ci ha capiti anche troppo bene e ha detto no ad una cartello politico utile solo a salvare una nomencaltura.

Compagni abbiamo difronte uno dei momenti più brutti della nostra storia (ieri scherzando con un mio amico ci siamo detti che ci siamo stancati di vivere “questi” momenti storici), ma abbiamo anche un congresso alle porte che ci dà gli strumenti per reagire, in cui chiedere il rilancio del partito e il ricambio reale di questa dirigenza che realisticamente dovrebbe solo farsi da parte.

Rilanciare il partito per farlo diventare la casa di tutti i comunisti superando le divisioni e gli attriti troppo spesso personali che ci dividono.

Quindi rilanciare Rifondazione per farla diventare un soggetto attrattivo di tutti quei compagni che oggi militano in altri partiti con cui non è più possibile non riallacciare dei rapporti.

Fraterni saluti

Juri

Le liste civiche di Grillo.

 

Lo so che sarò poco popolare a scrivere queste cose, ma proprio Grillo in questo periodo non riesce a convincermi.

E’ bravo e divertente, ai suoi spettacoli rido sempre un sacco e trovo interessanti spunti di riflessione, ma il problema sta esattamente li la riflessione, o meglio la mancanza di riflessione di chi ascolta.

Non parlo ovviamente dei gruppi MEETUP, che molto probabilmente sono più informati dei vari assessori o simili, ma del popolo del V DAY in senso più ampio.

Grillo è un comico e un uomo di spettacolo e chi va ad assistere ad uno dei suoi show si aspetta questo, ora il problema sta proprio li, nell’acriticità con cui i contenuti vengono assorbiti dagli spettatori che verso il “comico” non hanno lo stesso tipo di attenzione che hanno per il “politico”, non una differenza quantitativa, ma qualitativa.

Qualitativa non perchè peggiore ma semplicemente diversa, quando si assiste ad uno spettacolo lo si fa con diversi punti di criticità rispetto all’attenzione che si riserva ad un comizio politico, si cerca la battuta e il divertente e si assimila il contenuto come tale anche quando porta messaggi importanti.

Ma fino ad ora Grillo aveva mantenuto in tutte le sue azioni una vera distanza dalla politica ora invece, dopo l’enorme successo della sua manifestazione questo non gli è più possibile, che lo si voglia o meno accettare è il leader di un movimento che su temi politici ha portato in piazza centinai di migliaia di persone.

La scelta delle liste civiche a questo punto mi sembra un punto di passaggio per valutare il futuro, un prendere tempo senza sbilanciarsi in quella politica che aborra.

Intendiamoci non penso ad un Grillo calcolatore che si costruisce una futura carriera politica, ma nemmeno credo sia così ingenuo da non capire quello che dovrà gestire nei prossimi mesi.

Caro Massimo ti scrivo

Caro Massimo

Purtroppo non sono potuto venire ad ascoltarti alla tua festa nazionale, ti dirò mi sarebbe piaciuto ma avevo altri impegni, ho però letto le tue dichiarazioni e sinceramente mi hanno fatto impressione.

Parli ormai con il tono di chi deve difendersi e nascondersi, il tono di chi alza la voce e urla da dentro un’armatura vuota.

Grillo ti fa paura per la sua violenza o per l’evidente richiesta della gente di non essere più solo un numero elettorale? Ti fa paura “l’allontanamento dalla democrazia delle persone” oppure la richiesta , condivisa da tanta della tua manovalanza, di riappopriarsi del dibattito e della propria esistenza politica?

Perchè caro Massimo anche io sono critico con il V-Day, non tanto per i suoi contenuti quanto piuttosto per l’evidente acriticità con cui molti li accolgono, ma è un discorso lungo che a te e ai tuoi comp… scusa amici non interessa particolarmente, ci vedete solo e soltanto un pericolo per delle rendite di posizione.

Perchè non riesco a non vederci che quello nel tuo rifiutare il massimo di due legislature e la richiesta di ritornare ad una legge elettorale in cui sia l’elettore ad indicare le preferenze.

Avanti Massimo non ti preoccupare è più che capibile a nessuno piace l’idea di perdere il posto di lavoro pensa se poi è un posto da 20,000 euro al mese.

E non ti arrabbiare con Piero e con chi dice che ha fatto tutto sto casino solo per avere un posto vicino a Romano, e nessuno di noi era venuto in mente… :-)

Rutelli alza e Fassino schiaccia.

Avanti è inutile che continuiamo a prenderci in giro c’è nel nuovo PD una grande voglia di disfarsi della sinistra italiana.

Rutelli nei giorni scorsi parlava di libertà di alleanze e adesso Fassino schiaccia la palla chiedendo apertamente un riassesto di governo che includa UDC e Lega Nord.

Il messaggio è chiaro, c’è voglia di autonomizzarsi dalla sinistra, si vuole creare un’alleazna di centro stabile che possa vivere tranquillamente senza le ali degli schieramenti politici (anche se la lega ha spesso posizioni molto più estreme di AN).

Basta con il peso ideologico della storia delle battaglie per il lavoro in Italia, Fassino cerca le mani libere per spianare la strada non ad un bipolarismo all’americana, bensì ad un nuovo monocolore indipendente.

Ma se la nuova rivoluzione fosse questa?

Diciamocelo ci abbiamo riso sopra per un bel po’, lo abbiamo ignorato e molto probabilmente sottovalutato, abbiamo pensato che fosse molta demagogia e poca realtà.

Poi c’è stata la telcom e domani ci sarà il vaffanculo day.

E se invece non si fosse capito nulla, se effettivamente in questa rincorsa alla politica con la P maiuscola si fosse veramente perso completamente di vista la realtà della gente?

Non sto facendo un giudizio di merito sui contenuti della manifestazione/spettacolo di domani a Bologna, dico solo che forse potrebbe essere cercata li quell’unità della gente che invece si arena sugli scogli dei dubbi dei partiti.

Se veramente fosse questa la nuova via rivoluzionaria, quella comica e urlata fatta di messaggi semplici che parlano alla pancia e alla tasca della gente piuttosto che all’ideale e alla fede politica?

Su sxnet ci si dice sentimentalmente di sinistra, forse bisogna imparare ad esserlo materialmente.

Domani andrò in piazza per vedere e capire un po’.

Prima prova del sito regionale di Rosso Verde

On line una prima prova del mini sito dell’associazione Rosso Verde Emiliano Romagnola.

Lo potte trovare qui a http://rossoverde.wordpress.com

Per ora solo una piccola pagina con i contatti regionali in attesa di espandere i contenuti.

Mussi sul 20 ottobre

Mussi si pone come mediatore tra il governo e quella che li definisce la “cosa rossa” proponendo una trasformazione del 20 ottobre da manifestazione ad assemblea.

Sinceramente mi sembra un errore.

Un’assemblea non avrebbe sicuramente lo stesso significato di una mobilitazione di piazza, che non vuole andare contro il governo, tuttalpiù vuole riportarlo alle sue responsabilità a agli impegni presi con i suoi elettori al momento del voto.

Penso che un’assemblea dovrà essere la naturale conseguenza della manifestazione, un luogo dove tirare le fila di una prima mobilitazione e da cui far uscire un coordinamento forte della sinistra che si basi su una forte richiesta della gente.

Forte richiesta a cui la manifestazione darebbe il giusto strumento di visibilità.

Non bisogna aver paura di rivendicare cose giuste, e il richiamare il governo al programma è sacrosanto.

Scusate se mi accanisco…

…ma un mio amico, uno con cui ho condiviso buona parte della mia attività politica, ha da poco scelto di iscriversi ai Ds e al futuro PD.

Lo ha fatto portandomi come una delle motivazioni anche la volontà di riguadagnare la dimensione del popola da “Festa dell’Unità”.

E in un certo senso lo capivo anche, in effetti il volontariato che da sempre gravita intorno a questi eventi ha dello straordinario.

Oggi però non riesco che a domandare ai DS se capiscono quello che stanno buttando?

Ieri, con più calma, ho camminato per i viali di parco nord a Bologna con l’idea di farmi un quadro più preciso delle finalità di questa festa nazionale.

Credo che il valore di un evento non si valuti solo dal suo cartellone, ma anche dal modo in cui si decide di dare o meno rilevanza alle istanze politiche e associative che vi prendono parte.

A questo proposito vi invito a cercare gli stand delle associazioni e, se li trovate, a confrontarli con gli stand delle banche o delle concessionarie di auto. Se proprio avete del tempo da perdere, cercate lo stand sul tibet.

La deriva che si sta realizzando la si vede anche in questo, non solo nella mancanza di bandiere di cui parlavo pochi giorni fa.

Quando si sceglie di abdicare il ruolo politico di un evento del genere a quello meramente economico si accetta di non essere più riferimento di chi si ghettizza non solo nei programmi politici.

Nota a margine per chi ieri ha ascoltato il sindaco Cofferati

CARO “COMPAGNO” COFFERATI IO NON ACCETTERO’ MAI CHE IL MIO SINDACO, UN SINDACO DI SINISTRA PREFERISCA DARSI UN TAGLIO NAZIONALE ANCHE IL 25 APRILE PIUTTOSTO CHE PASSARLO A BOLOGNA CON LA SUA CITTA’